Nascere in minoranza non è vita facile.
Il mio parentado numerosissimo si distingue per una perversa incombenza femminile che dai tre ai venticinque anni tende a pesare su ogni soggetto maschile come un macigno.
Il matriarcale destino lo distinse perfettamente Elsa, sorella più vecchia di mia madre di quattro anni e tre mesi, nel momento in cui ebbe quattro figlie: Cristina, Beatrice, Silvia e Giovanna; ne ebbe poi ulteriore conferma quando un’ indovina, di nome Clovesconaccentosullaes, incontrata in uno dei suoi numerosi viaggi da vecchia megera in riposo in Crociera, le predisse che la sua stirpe sarebbe stata composta in maggioranza da donne che si sarebbero distinte dalle altre comuni per la spiccata personalità e stravaganza.
Al severo pronostico la parigina Clovèsconlaccentosullaes, spiegò poi zia Elsa, arrivò dopo decine di martini dry, gentilmente offerti dalla casa e dopo decine di pacchetti di Marlboro light dall’odore di mentuccia fresca e aromatizzata arrotolate lì per lì “ con una raffinatezza tale da Clovèsconlaccentosullaes che io penso che presto anche qui avremo modo di ammirare questo simpatico e dinamico modo di costruirsi piccole sigarettine così congeniali ai pomeriggi tediosi che proprio non vogliono passare” , piccole opere d’arte di carta velina affumicata consumate comodamente e con magistrale artigianalità sul divano rosso scarlatto della cabina 42 .
Pur risultando in effetti strana la presenza di un’indovina vestita come una groupie in crociera nessuno seppe realmente mai se l’indovina parigina Clovèsconlaccentosullaes fosse frutto della sua immaginazione o dell’uso spregiudicato del suo pillolarium rosa tascabile, sempre così irrequieto.